In una società in cui l’immagine è il biglietto da visita di una persona e il peso è considerato unità di misura del successo personale, a volta accade che ci si imbatta in mondi e culture totalmente opposti.
Questo è il caso di Emanuel Yarbrough detentore del record mondiale per essere il lottatore di Sumo, nonché lo sportivo, più grosso del mondo: 350kg su 2 metri e 3 centimetri d’uomo. Un gigante.
Per comprendere a cosa mi riferisco è necessario conoscere alcuni elementi base della cultura del Sumo, sport nazionale del Giappone.
La disciplina, nata come forma di addestramento militare, consiste in una lotta corpo a corpo tra due lottatori che si affrontano con lo scopo di atterrare o estromettere l’avversario dalla zona di combattimento. Fondamentale diventa quindi, oltre alla forza, la capacità di resistere alle spinte dell’avversario, ottenuta mediante il potenziamento della massa grassa corporea. I promessi sumotari seguono quindi un “allenamento” molto duro costituito da una dieta ipercalorica a base di Chanko nabe e da un assoluto riposo oltre ai più tradizionali esercizi fisici.
Non saprei definire se la loro sia una vita facile o meno. In fondo un incontro di Sumo è un rito quasi sacro, al punto che in Giappone i sumotari sono venerati quasi come esseri sovrannaturali, amati e rispettati come i calciatori da noi (anche se mi risulta che gli stipendi siano più bassi). Dall’altra parte vivono sicuramente una vita non normale, fatta anche (o soprattutto) di sacrifici.
Vorrei soffermarmi su un dettaglio a cui alcuni avranno prestato attenzione:
Emanuel Yarbrough. Il nome non è sicuramente di origini giapponesi: il detentore del Guinness dei primati per uno sport giapponese è infatti uno statunitense.
Allora forse la questione non è tanto legata alla cultura ma in realtà probabilmente alla nota cattiva alimentazione americana. Forse a Emanuel non ci sono voluti anni di Chanko nabe per raggiungere i 350 chilogrammi, forse ha saputo trovare un metodo non frustrante né invasivo per tenersi in esercizio e continuare ad avere la giusta percezione del suo corpo, senza sentirsi in colpa per un Mac Burger di troppo.
Pierre Lefebvre, presidente del World Diabetes Foundation, ha lanciato l’allarme riguardo la progressiva diffusione a macchia d’olio dei modellli alimentari statunitensi.
In Oriente soprattutto la gente ha iniziato a sostituire il tradizionale cibo scondito a base di riso, fagioli, verdure, pesce e tè con lo “street food” americano provocando un aumento di problemi legati alla circolazione, ipertensione, diabete ed obesità per la popolazione orientale.

Cosa sta succedendo?
Orientali che mangiano nei fast food, occidentali che praticano discipline asiatiche, lottatori giganti venerati e ricercati come se fossero delle top model. Sicuramente questi sono solo alcuni degli effetti del melting pot che sta coinvolgendo l’intero globo, persino due mondi, quello Occidentale e quello Orientale, che come filosofie di vita, culture e tradizioni, sembravano inconciliabili.
Per tornare a dove ero partita, forse dovremmo chiederci maggiormente se ciò che riteniamo bello e piacevole è realmente frutto di un nostro pensiero indipendente o se, forse, è il prodotto di una società che impone da secoli determinati modelli.
Tutto è relativo.
